mercoledì 31 maggio 2006

Ammazza i genitori e richiede l’eredità

Forse qualcuno di voi ricorderà un tipo di nome Carretta. Costui circa 17 anni fa ammazza la madre, il padre e il fratello; fa sparire i corpi; lascia detto in giro che la sua famiglia è partita in Canada con un camper e parte per Londra.
Qualche tempo dopo un giornalista di “Chi l’ha visto?” lo trova e lo convince a costituirsi.
Fin qua una storia raccapricciante dei nostri tempi…..
Se non che, il nostro eroe, dopo la confessione shock in Tv, giunto al processo viene assolto perchè ritenuto “infermo di mente” e “incapace di intendere o volere al momento della strage”. Niente carcere ma solo un programma di riabilitazione presso un ospedale psichiatrico. Passano alcuni anni e il tipo va in regime di semi-libertà. Ora è praticamente libero e avanza la sua parte, consistente, di eredità. Che secondo alcune fonti ammonterebbe a circa 700.000 euro in contanti più alcune case di proprietà.
CHE DIRE?
Mi sembra di vivere in un pianeta pazzo. E quelli da giudicare “infermi di menti” siano coloro che amministrano la giustizia e coloro che sono preposti a legiferare per creare sistemi VALIDI di difesa della giustizia.
E’ vera una cosa: da molti anni la psichiatria forense sta “corrompendo” i fondamenti giuridici ereditati dal mondo latino. Il concetto di incapacità di giudizio è entrato prepotentemente nel nostro modo di pensare e quasi non ci facciamo più caso.
Io penso che chiunque uccida un’altra persona un pò squilibrato lo sia. E non parlo di incidenti, aggressioni o simili per cui va valutato caso per caso.
Non esiste nessuna motivazione per cui sia giustificato uccidere e chi lo fa qualche problema ce l’ha. E QUINDI? Che facciamo?
Inserire in un sistema di giudizio concetti aleatori dovuti a pareri soggettivi e PER NIENTE scientifici, ci portano che se rubi e ti beccano magari ti fai qualche anno di galera. Se uccidi tuo padre, tua madre e tuo fratello NON E’ COLPA TUA, noooooooooooooo, sei solo matto.
Ogni persona è resposanbile di quello che fa.
Togliere questo fondamento nell’amministrazione della giustizia significa perpetuare l’ingiustizia.
Ma il colmo l’ho sentito ieri notte in Tv. E indovinate da chi? Da una psichitra, OVVIAMENTE!!!!!
Il suo punto di vista è: “il signor Carretta ha fatto il suo percorso curativo e ha, a tutti gli effetti, gli stessi diritti di qualunque altro cittadino, compreso il diritto a ereditare i beni dei genitori.”
Il giornalista (il bravo Belpietro) incalza: “Ma lei reputa morale che questo tipo intaschi l’eredità dopo aver ucciso i genitori?”. Risposta dell’automa impersonale-piena di se-al di sopra di ogni giudizio-vicina a Dio che si spacciava da “autorità”: “io sono un medico, non entro in questioni morali…………”
Mi viene da vomitare.
E a persone come questa noi cittadini italiani affidiamo perizie sui giudicandi in tribunale, affidiamo la stesura di programmi scolastici, e affidiamo i nostri figli quando hanno dei problemi.
Mi viene da vomitare.
E continuare a pensare che questo pianeta stia veramente impazzendo, andando oltre ogni ragionevole buon senso.
Per aspera ad astra!
Riferimenti: Sito di "Chi l’ha visto?"

lunedì 29 maggio 2006

lunedì 29 maggio 2006 Il "Codice da Vinci": bruciato il libro dal parroco dinnanzi alla folla.

A quanto pare un buco spazio-temporale si è aperto in Sardegna e, quasi magicamente, un tunnel di collegamento tra il 2006 e il medioevo si va a creare.
Così basta andare in Barbagia in queste ultime settimane per vedere una crociata come da secoli non se ne vedevano contro il nuovo acclamato anticristo: “Il codice Da Vinci” dell’americano Dan Brown.
Voglio essere chiaro:
io penso che chiunque possa e debba esprimere le proprie opinioni, difendere le proprie idee e pretendere rispetto per la propria religione.
Inoltre penso che la Chiesa Cattolica ha sempre il diritto di dire la sua su qualsiasi area della vita civile: da quando in qua un’organizzazione religiosa non può dire la sua sul mondo?
Detto questo (a titolo di chiarezza) il punto è un altro. Il punto è veramente un altro.E cioè
visto e considerato che la religione musulmana vive un periodo di espansione; visto che l’islam ha, in una grande numero di musulmani, preso una piega intollerante e totalitaria con l’impossibilità di dialogo vuoi vedere che i cattolici hanno sviluppato quasi un senso di inferiorità misto a invidia e hanno deciso di diventare essi stessi intolleranti e fare vari passi indietro rispetto agli orientamenti degli ultimi anni?
La mia è una domanda provocatoria. Anche perchè parlando di grandi numeri, in queste affermazioni si vanni a includere, purtroppo, persone e posizioni molto lontane tra loro.
Ma questo ultimo avvenimento accaduto ad Atzara (in provincia di Nuoro) pare veramente essere significativo come punta di un iceberg di qualcosa che sta mutando. Si tratta dei primi effetti del nuovo corso del papa tedesco?
Di certo anche la comunità stessa di Atzara è rimasta alquanto scioccata dal fatto. Molte persone partecipavano ad una cerimonia, quando il parroco lanciando anatemi biblici vari ha dato fuoco ad una copia del libro di D. Brown. Molti fedeli si sono dissociati da questo atto. E il sindaco del paese ugualmente ha preso le distanze.
Ho fatto le mie premesse. Qui non parliamo di Brown o delle sue tesi. Parliamo di MODI. I modi di espressione sono a volte importanti quanto ciò che si dice.
Che senso ha tutto questo?
A me lascia una gran brutta sensazione.
I libri non si bruciano mai. E’ un modo di agire che mi ricorda troppo il totalitarismo comunista e nazista. I libri non si bruciano mai.
Si può polemizzare ma anche in questo caso la domanda è: quale scopo questo parroco voleva ottenere?
Impedire che il suo gregge venisse disperso dalle languide tesi dello scrittore americano?
Perchè, semplicemente, non tenere un convegno in paese e mostrare le verità storiche ai fedeli? Troppo rispettoso, forse?
Va bene, forse, in una società dove urlare significa essere ascoltati di più questo ha un senso.
Ma ricordiamoci, una società che comincia a bruciare i libri finisce con il bruciare esseri viventi. E non mi importa in nome di quale Dio ciò viene fatto. La storia ci ha dimostrato che agire sotto la protezione di Dio o di un dio non trasforma una azione sbagliata in una azione giusta.
E voi che ne pensate?

sabato 27 maggio 2006

Aforisma: Domande e risposte.

Spesso si cercano le risposte giuste.
Quale fatica inutile!
Le risposte non sono importanti perchè a che serve avere una risposta GIUSTA se la domanda era sbagliata?
Cercate le domande giuste da porre.
Solo a quel punto le risposte conteranno di nuovo qualcosa.

Il mito delle Traiettorie: come spiegano la nostra vita!

Quand’ero ragazzo ho spesso riflettuto sul concetto di destino.
Esiste? Ce lo creiamo noi? E’ tutto deciso? Siamo padroni della nostra vita o burattini?
Domande interessanti…..
La cosa mi pareva intrecciata con la prevedibilità.
Quanto era facile capire dove sarebbe andata la mia vita? Ed io?
Originalità, prevedibilità, omologazione, gruppo, individuo……
Ecco il mito delle traiettorie:
1) Noi siamo uomini e non cose. Non necessariamente dobbiamo seguire delle leggi. Non la nostra volontà. Non necessariamente ma per accordo collettivo è quello che per la maggior parte del tempo facciamo.
2) Le cose seguono le leggi della fisica. Gli uomini le leggi dello spirito. Spirito e universo materiale sono governati da leggi in contrasto a 180°.
3) Vivendo nella materialità, essa ci conquista seppure mai totalmente. Così più ci avviciniamo alla materialità, più ci immergiamo in essa, più la eleggiamo come scopo della nostra vita e più seguiamo le sue leggi.
4) Così le nostra decisioni diventano TRAIETTORIE. Diventiamo come proiettili. Veniamo sparati da qualche parte e percorriamo parabole. Diverse, si! Ma solo perchè cambia il vento, la gravità, il peso della pallottola, la forza dello sparo. Non siamo più uomini, siamo cose, siamo proiettili.
5) E basta guardare un uomo. Basta poco per capire quale sia la sua traiettoria. Tutto prevedibile, con pochi margini di errore.
6) Nessuna previsione del futuro, nessun destino. Solo un pò di acume nell’osservare le traiettorie.
Ma l’uomo non è materia. La sua essenza è spirituale ed egli può deviare, se vuole dalle traiettorie. Come si fa?
Si va in disaccordo con gli accordi del mondo!
Niente di più semplice. Anche perchè è solo un passo da fare dentro di noi. Non si esterna con chissà quale fuoco d’artificio.
Cambio di punto di vista.
E la traiettoria muore.
Per aspera ad astra.
E non abbiate traiettorie ma solo mete.

lunedì 22 maggio 2006

Censurato il "Codice Da Vinci" a Nuoro!

Mi ero ripromesso di non scrivere niente a proposito del Codice Da Vinci non perchè abbia qualche riserva a riguardo ma perchè sono rimasto perplesso 1) per l’attenzione che gli è stata data (in positivo e in negativo) e 2) perchè sono dispiaciuto che tanta cagnara sia stata fatta all’uscita del film e non all’uscita del libro.
Della serie che l’immagine batte la scrittura su tutti i fronti.
Ma la notizia che ieri ho letto su un quotidiano sardo ha (secondo me) dell’incredibile. E mi piaceva portarla all’attenzione di tutti.
A Nuoro, capoluogo di provincia della mia isola, esiste un solo cinema.
E già questa sarebbe una notizia scandalosa.
Ma la cosa assurda è che tale cinema, in controtendenza rispetto a tutti gli altri, ha palesemente deciso di non proiettare il film “Il codice Da Vinci” accogliendo la raccomandazione della CEI (conferenza episcopale italiana) di boicottaggio dello stesso.
Il cinema in questione (cinema “Le Grazie”) è di proprietà di un gruppo religioso cattolico il quale ha, comunque, delegato la gestione dello stesso a persone al di fuori del contesto religioso e di indiscutibile professionalità cinematografica.
In tutti gli scorsi anni questa proprietà non aveva mai interferito con le scelte dei palinsesti. E altri film discussi sono stati comunque (e giustamente) proiettati.
Ma sul film di Ron Howard e Tom Hanks è scesa la scure della censura. Quantomai anacronistica e palesemente inutile.

Che senso ha proibire la visione di un film in un cinema?
Forse serve a esprimere dissenso…. Potrebbe essere…
Essendo il sottoscritto un eterno difensore del diritto di chiunque di poter esprimere le proprie opinioni, difendo il diritto della Chiesa, della CEI e di chiunque di dissentire dai contenuti del romanzo (sempre di romanzo si tratta) e di esprimere il proprio giudizio negativo. Ma esistono mille modi per esprimere il dissenso e quello di proibire la messa in onda in una sala cinematografica, essenso questa l’unica sala della città e di tutta un’enorme area geografica, mi sembra veramente fuori luogo.
Il film è un film. Forse bello, forse sbagliato, forse sempliciotto.
La Chiesa e i vescovi forse dovrebbero protestare per qualcosa di più importante.
Io non sono nè cristiano nè cattolico. Difendo i diritti di ogni uomo a praticare le proprie dottrine religiose e i propri riti. Ma mi piacerebbe far notare che un’azione più saggia per i vescovi sarebbe censurare il comportamento di tutti quei credenti che non sono praticanti e che non osservano i precetti e i comandamenti della loro religione.
La censura o il boicottaggio è un sistema vecchio e superato.
Se la Chiesa ha paura di un romanzo, se ha paura che la fede dei suoi aderenti venga scossa da un romanzo di fantasia beh, allora direi che, come istituzione, è proprio alla frutta.
La religione cattolica è in declino come aderenti e come espansione da decenni. Al suo interno persone bellissime e spiritualmente meravigliose lottano per difenderne i molti lati positivi. Ma è indubbio che si tratta di un’organizzazione decadente.
E quando parlo di questo non mi riferisco al suo significato o al messaggio religioso in essa contenuto. Cristo è Cristo e il suo vangelo è il suo vangelo.
Ma se ci siamo ridotti a fare i dispetti come i bambini non facendo vedere un film “scomodo” in un proprio cinema, beh…..
La cosa si mostra da sola.
E da sola si mostrerà il suo effetto boomerang.
Accetto commenti su questo fatto. Vorrei conoscere la vostra opinione. L’opinione dei blogger: cosa ne pensate di questa censura?
Grazie e per aspera ad astra!
Riferimenti: Altro mio post sul "Codice Da Vinci.

sabato 20 maggio 2006

E’ vero – E’ falso…. – 1a partita.

E’ VERO!
* Un piccolo gruppo di persona controlla le sorti del mondo.
* Da un secolo e mezzo la filosofia materialista sta distruggendo l’uomo.
* Amo mio figlio.
* Un’infanzia felice è il presupposto di una vita felice.
* L’Uomo è fondamentalmente buono.

E’ FALSO!

* Qualcuno può risolvere al posto tuo i tuoi problemi.
* Il festival di San Remo è un evento serio e regolare.
* L’uomo è un animale.
* Luciano Moggi è un uomo onesto.
* Il cervello e la mente sono la stessa cosa.

E’ VERO!

* Chi ti critica ti ha fatto qualcosa di male che vuole sminuire.
* Senza la pancia piena e un tetto sopra la testa è difficile filosofare.
* Le dittature sono un inferno per l’umanità.
* La moda è solo un gioco delle parti in cui prendersi sul serio è un pericolo.
* Ognuno di noi è il peggior giudice di se stesso.

E’ FALSO!

* Il tempo guarsice le ferite.
* Non pensare ai problemi e non affrontarli, li risolve.
* La terra è piatta.
* La psichiatria è una scienza.
* I giornali sono imparziali e al di fuori del controllo delle lobby di potere.

Mio blog: quota 5000 e punto della situazione

Questo è un post tecnico.
Semplicemente un punto della situazione.
Ho conosciuto questo mondo solamente 8 mesi fa. E la molla è stata la ricerca di un metodo per interagire con il pubblico dal sito della mia azienda. Un amico mi dice “guarda che il blog fa al caso tuo”. Io avevo sentito questa parola e sentito dire che era un fenomeno in espansione su internet.
Ma si sa com’è, quando non si è afferrata bene ciò di cui si parla le cose scivolano un pò addosso.
Comincio a vedere la cosa e faccio qualche tentativo.
L’attuale blog è partito da un’altra parte e alla fine è giunto su questa piattaforma. Probabilmente la migliore per la possibilità di interagire con gli altri.
Perchè ho deciso di scrivere un blog?

Perchè in primo luogo mi piace scrivere. E curare un blog mi da questa possibilità.
E poi perchè,in una società in cui la comunicazione declina la sua importanza in modo esponenziale, trovare un ambito in cui essa è al centro della scena è come trovare una fonte nel deserto.
Ho ricevuto 5000 contatti. Non avrei mai pensato di essere visitato da tante persone in così poco tempo. Onestamente non ho molto l’attenzione su quanti leggono il mio blog.
La qualità non potrà mai sostituire la quantità.

Ma il fatto che alcuni leggano ciò che dico e che io sia consapevole di questo mi da una grande responsabilità.
Mi rende responsabile di essere preciso e corretto in ciò che dico.
Mi da la responsabilità di non abbandonare chi viene a leggere il mio blog.
Sono un imprenditore e libero professionista.
A volte ho un pò di tempo per me e la mia famiglia. A volte neppure per me.

Non sempre mi è facile trovare 5 minuti per scrivere qualcosa.Eppure di spunti e riflessioni ce n’è da scrivere un’intera enciclopedia.
Qualche tempo fa sono mancato per un mese dal mio blog per motivi di lavoro.
Di questo sono dispiaciuto.
Così come sono dispiaciuto di non essere metodico nell’aggiornare le mie rubriche che hanno una frequenza inferiore a ciò che mi ero ripromesso.
Comunque sono contento.

Oggi farò partire una nuova rubrica. Si chiama “E’ vero – E’ falso”. Sarà solo un elencazione di ciò che considero verità e menzogne. Una sorta di gioco. Senza commenti o spiegazioni. Che eventualmente vedremo in qualche post.
Lascio chi legge questo articolo ringraziando tutti coloro che vengono di tanto in tanto a vedere cosa c’è di nuovo da queste parti.
Vi ringrazio. Per me siete molto importanti.
Grazie ancora.
Per aspera ad astra!

venerdì 19 maggio 2006

Parole da cancellare: "lo faccio per il tuo bene"

Licenza poetica. Nel titolo, oggi, mi sono permesso di violare le regole. Questa è la rubrica dedicata all’alterazione delle parole.
Ma questa volta è un’intera frase a dover essere cancellata dal nostro linguaggio.
“LO FACCIO PER IL TUO BENE”.
Quanti di noi la avranno sentita non una ma mille volte?
Abbiamo persona che lo fanno per il nostro bene.
Bene, direi.

Ma a parte il problema di capire quale sia veramente il bene di una persona, io sentenzio in queste righe che chi recita questa frase a mò di messa cantata, dice queste parole per ottenere un altro effetto.
E cioè un bene per LORO.
Quindi la frase “lo faccio per il tuo bene” DOVREBBE essere sempre tradotta con: “lo faccio per il MIO bene”.

E se si dicesse questo questo, molte volte le cose andrebbero meglio perchè il bene di chi recita questo detto è spesso anche il bene di chi riceve l’aiuto o il comando.
Il bene del genitore spesso si accopagna al bene del figlio.
Ma è il bene del genitore. Egli DEVE fare il genitore. Ha un ruolo e un compito. E una responsabilità.
Far crescere un figlio sano, educato e onesto è il bene DEL genitore. Egli sta facendo il suo compito. Basta pensare a cosa capita AL genitore se egli non fa un buon lavoro e non alleva un figlio onesto.
La cosa gli si ritorce contro.

Così la mamma che impedisce al proprio piccolino di andare a giocare in cortile non fa il bene del bambino ma il suo. Lei non ha voglia di stare attenta a che il bambino non si faccia male. E così lo relega nello spazio in cui lo può controllare con meno fatica e con la Tv accesa per guardarsi la propria telenovela preferita.
Al bambino piacerebbe andare nel cortile. Ma lei non vuole grattacapi. Va bene, come dargli torto. Ma è il suo bene.
Spesso la frase, “lo faccio per te” o “è meglio per te” o “lo so io cosa è meglio per te” è solo un modo per mettere a tacere un altro e entrare in vera comunicazione.
Ciò che è il bene di una persona lo decide la persona stessa.
Di certo ognuno di noi dovrebbe tenere in considerazione il bene di tutti nei proprio calcoli. Ma questo è un altro discorso.
Io so che se nella vita avessi seguito i consigli di chi mi diceva le cose per il mio bene ora condurrei una vita da zombie come molti miei conoscenti.
Sono convinti di essere vivi ma non sanno neppure quale direzione seguire.

E, come dicono in India, se non sai dove andare qualunque strada va bene.
Cancelliamo questa orribile frase. Non significa niente.
Diciamo al suo posto: “Io la vedo così e te lo impongo. Quando ne avrai il potere deciderai tu”.
Grazie per l’attenzione e
per aspera ad astra!

giovedì 18 maggio 2006

Sesso e comunicazione: c’è una qualche relazione?

Quando si tocca l’argomento sesso si entra in qualcosa di scottante. E’ qualcosa di atavico. Inutile disquisirci sopra: è così e basta.
Non so! Non ho mai capito perchè questo argomento non possa essere un argomento e basta. Una cosa della vita, non una cosa fuori dalla vita.
Come fare la cacca! Sarà brutto parlarne, ma anche questa è una cosa della vita.
Forse qualcuno di noi non accenderà un mutuo. Forse qualcuno di noi non andrà a Lourdes. Forse molti di noi non prenderanno uno Shuttle nè tantomeno un volo intercontinentale. Forse qualcuno di noi non andrà in parlamento nè tiferà per il Brasile.
Ma tutti ogni giorno facciamo la cacca. Cose della vita.
E quasi tutti, ogni tanto qualcuno, più spesso gli altri, facciamo sesso.
Cose della vita.
Lo so che chiosare sulla cacca non è tanto divertente. In fondo le cose da dire a riguardo non sono tante. Poche le variabili e pochi i parametri.
Ma a ben pensarci, molti altri argomenti sono scontati. “Che tempo farà domani?”. Bella domanda. O c’è il sole, o piove, o c’è vento o altre 2 o tre cose. Non c’è molto da dire. Anzi si potrebbe riassumere in bel tempo oppure brutto tempo. Così, corrispondentemente, possiamo dire: hai fatto la cacca o non l’hai fatta oggi? E ancora di più: era tanta? Poca? Dura. Etc.
Cose della vita.
Dico questo e mi inoltro in questo argomento minato, giusto per cercare di capire perchè il sesso è un argomento tabù.
Sarà ma a quanto pare è una delle industrie più proficue dell’intero pianeta. E potere, industria e politica spesso vanno a braccetto con ciò.
Mi pare sia un argomento che attraversi tutti gli strati sociali.
D’altronde, cosa volete farci, cose della vita……
Ma oltre a questo, nasce la mia domanda. Perchè non si può comunicare di sesso?
Perchè a mio modo di vedere il sesso è dappertutto. Ossessivamente collocato in ambiti che nulla hanno a che fare con esso ma allo stesso tempo è tabù.
Parlare di sesso significa già entrare nel girone infernale. Un pò come parlare del fascismo significasse essere tacciati di essere fascisti.
C’è qualche strana aberrazione sul sesso. E più precisamente sulla relazione tra sesso e comunicazione. Non se ne parla ma il mondo è pieno di sesso.
Non se ne parla ma se ne parla troppo e troppo sesso viaggia sui mass-media.
Marito e moglie non parlano di sesso ma giornali, riviste e rubriche sui magazine sono piene di sesso. Sesso discusso, analizzato, mostrato, gossippato.
Ma non c’è comunicazione sul sesso.
Ma d’altronde non mi sembra che questa società abbia mai visto il sesso come comunicazione.
IL SESSO E’ COMUNICAZIONE! E’ una forma di comunicazione.
E, tecnicamente, un metodo per creare le generazioni future.
Anche per questo bisognerebbe chiarire tramite la comunicazione perchè 2 partner dovrebbero fare sesso. Quale scopo ha per entrambi? Ma qui non si parla.
Come per la cacca! Fa schifo parlare della cacca. E’ una cosa riprovevole parlare della cacca. Anzi no. Non bisogna neppure pensare che esista la cacca.
Di certo non è il mio argomento preferito ma scandalizzarsi…..
Dio mio! Ci scandalizziamo per la cacca e per il sesso.
Non ci scandalizziamo per la caduta dei valori e per la disonesta dilagante.
Anche in noi normali cittadini.
Violare le regole ormai è un segno di furbizia e non di disonore.
Secoli fa gli uomini morivano per l’onore. Anche le donne. A volte per molto meno.
Ora gli uomini temono di morire per troppo onore o per essere stati onesti.
Sesso e comunicazione. C’è qualche relazione? SI.
Perchè ogni cosa l’uomo fa ha una provenienza e un senso.
E una relazione con il mondo che lo circonda.
Guardiamo meno sesso, parliamo di meno di sesso. E di cacca.
E comunichiamo di più. Noi uomini, noi donne. Noi esseri umani.
Se comunichiamo allora anche il sesso smetterà di essere tabù e, forse, si potrà cominciare a farlo in serenità e con soddisfazione.
Forse una volta al giorno come la cacca.
Per aspera ad astra!

giovedì 11 maggio 2006

Il fascino dei soldi e il calcio telecomandato

Sulle prime volevo scrivere un post relativo al cosidetto “scandalo Juve”. Sono un tifoso juventino e volevo dire la mia. Poi mi sono fermato. In realtà da anni ho come bersagli preferiti 2 categorie ben precise: ovvero gli psichiatri e i giornalisti. Mi piace attaccarli….. O meglio attaccare le loro categorie perchè molte persone tra loro sono persone in gamba e oneste. Ma il sistema che è stato costruito….. Vabbè, lasciamo perdere.
Così da tanto tempo mi sono ripromesso di non condannare niente e nessuno a meno che non ci siano prove evidenti della cosa. Per me è un punto fermo.
Non voglio partecipare alla solita “cognanata” in cui tutti parlano e dicono qualcosa senza sapere esattamente i chi, i quando e i dove.
Ma, davvero, ad una persona che ha fiducia nelle cose e che ancora si illude che i simboli valgano qualcosa, davvero è dura.
Sono juventino da quando ero piccolo.
Non mai pensato che il mondo fosse pieno di stinchi di santo ma pensare che persone che hanno così tanti soldi possano distruggere i sogni di migliaia di tifosi è di una disumanità unica.
Non si tratta di quante leggi siano state violate o di quanto grave possa essere, se confermata, la frode sportiva.
Si tratta di capire quanto fascino hanno i soldi o il gusto di giocare sporco.
Ho fatto il calciatore dilettante per anni.
So che il calcio giocato è diverso dal calcio visto in TV. Soprattutto dal calcio commentato. Il calcio dei Piccinini o dei Biscardi, giusto per fare alcuni nomi.
Ma tutto questo supera il limite.
Un solo concetto:
VERGOGNA.
Anche se siete innocenti e la situazione, forse, è stata gonfiata.
VERGOGNA.
E, anche nel calcio, pensate con la vostra testa e non con quella della TV o quella dei soldi fascinosi di Moggi e C.
per aspera ad astra

venerdì 5 maggio 2006

Vendere l’anima al diavolo.

Buongiorno cari signori, sono io: il diavolo. O perlomeno un suo patetico surrogato. Anche a fare gli avversari di Dio ci vuole impegno. E non ci si può improvvisare.
Passeggiavo in questi giorni per le vie del mondo.
Guardando persone e bramando anime.
Vuoti, gusci vuoti.
Dove sono le anime?
Vedo corpi che danzano, corpi che parlano, corpi che viaggiano veloci in sedili di pelle accarezzando strumentazioni elettroniche rivestite in radica di noce.
Vedo corpi che si prostituiscono, corpi che cercano corpi.
Corpi che godono soli.
Corpi illusi di non essere soli.
Ma un corpo non è nient’altro che una solitudine solidificata con forma ominide.
Vuoti, gusci vuoti? Con cosa riempio il mio asfittico, estraniato, demagogico, pallido inferno.?
Tremo dinnanzi alla mia inutilità in un mondo di corpi. Che gusto c’è a traviare chili di carne e sangue? Ci riuscirebbe un bambino.
Voglia di abbandonare questo gioco. Certezza di non volerlo più giocare.
Tutto si basa su un punto di vista. Poichè un oggetto è NULLA senza un soggetto che lo osserva. Tutto si basa su un punto di vista. Il punto di vista siamo noi. E osserviamo. E il mondo prende vita.
E il mio nuovo punto di vista è che appendo le corne e gli zoccoli al chiodo. Basta inferno. Basta gironi infernali.
Questo è un mondo di corpi. Non c’è più spazio per me. E gli uomini sono diventati autonomi nel dannarsi.
Che senso ho in tutto questo? Sono abbastanza grandi e smaliziati per cavarsela da soli, per creare un nuovo inferno sulla terra.
Io cambio gioco. Divento un altro punto di vita.
Gusci vuoti. Gli uomini perdono il contatto con se stessi.
Guardano ma non vedono. Guardano ma non vanno oltre il proprio corpo.
E si identificano con quest’ultimo.
Corpi. Corpi in Tv, nei giornali, nei discorsi. Corpi in schivitù, corpi da costruire da capo e da mostrare all’ultima fiera della carne.
Basta. Sono stufo di ciò.
Mi innalzo al di sopra e divento ciò che in fondo sono sempre stato.
Uno spirito ribelle.
Ribelle a tutto. Anche al mio destino deciso da un Dio che forse gioca con tutti noi, divertendosi alle nostre spalle a causa del nostro affannarsi.
Ma anche quel Dio è solo un dio creato da noi.
Anche quel Dio è solo una nostra creazione mentale fatta a nostra immagine e somiglianza. Ogni uomo si dipinge il dio che merita. Come egli è, così sarà il suo dio.
Anzi, come egli è così dipinge il suo demonio.
Me.
Ma basta. Il tempo delle parole è finito.
Non vendete l’anima al diavolo.
Siate la vostra anima. E fate si che la terra non diventi veramente l’inferno di questa parte dell’universo.
Per me non c’è più posto.
Questo è il mio testamento e il mio addio.
Buona fortuna a voi. Buona fortuna a me.
E al diavolo, tutto il resto!!