lunedì 20 febbraio 2006

L'opinione dei bloggers: i valori morali stanno scomparendo?

Da tempo sto raccogliendo dati e statistiche sul declino dei valori morali in questa nostra società occidentale.
E siccome la società occidentale di matrice anglo-americana si è posta come leader economico-culturale del pianeta, al suo (ipotizzato) declino corrisponde il declino del pianeta intero.
Essendo nato e cresciuto in un piccolissimo paese di questa Italia fatta di piccole e piccolissime realtà piene di storia, cultura e aneddoti completamente tricolori, ho anche la mia personale storia da mettere sul banco.

Ma la mia domanda è:
Secondo voi cosa sono in realtà i valori morali?
Esistono o sono solo un luogo comune?
E se esistono, sono una cosa buona? Servono a qualcosa?

Fatemi sapere cosa ne pensate voi di questo paventato o temuto declino dei valori morali.

Buon commento a tutti!
E, come sempre, per aspera ad astra!

Le posizioni di Ferrando: un esempio di incontro di idee.

Pubblico questo breve post solo per citare una dimostrazione di quanto affermavo nel mio post di venerdi sullo scontro politico.
Non entro nel merito e rimando alla lettura post citato per le premesse.
Venerdi notte ho visto Matrix di Mentana. Parlavano del caso del signor Ferrando di Rifondazione Comunista. Escluso dalle liste del suo partito per le prossime elezioni a causa delle presunte infamanti dichiarazioni da lui fatte a favore dei terroristi iracheni definiti come partigiani. O qualcosa del genere.
Bene!
Sento la cosa nei giornali-radio e di sfuggira in alcuni dibattiti.
Guardo Matrix, c'era Ferrando intervistato da Mentana. Nessuno scontro, nessun dibattito. C'era Ferrando chiamato a spiegare le sue dichiarazioni. Qualche domanda ma fondamentalmente una persona con il tempo e lo spazio per poter dire la sua e porgere al pubblico senza disturbo e polemiche le sue tesi.
Io non sono di certo la persona più vicina a Ferrando riguardo alle sue idee di questo mondo. Di certo sono molto lontano dalle sue idee, in particolare quelle economiche. Ma venerdi ho visto una persona sana di mente, preparata sugli argomenti e con una passione per quello che fa aldisopra della media comune. Ho anche sentito alcune argomentazione di notevole interesse.
Ma, a parte questo, HO CAPITO.
Ho capito il nocciolo della questione del dibattito. Ho "incontrato" le idee di Ferrando e ne sono uscito più ricco e meno confuso.
Non so se questo sarebbe accaduto se ci fosse stato uno scontro fra Ferrando e qualche altro antagonista.
Anzi lo so.
Non ci avrei capito niente e avrei spento il televisore infastidito, dicendo "Che vadano tutti a farsi ammazzare, sempre a rubare i soldi a noi poveracci!".
Meno ricco e più confuso.
Per aspera ad astra!

venerdì 17 febbraio 2006

La logica dello scontro: chi ne subisce le conseguenze?

Sono stato un pò in silenzio, ultimamente, ad ascoltare i rumors della politica italiana. La pentola comincia a bollire e la carne a lessare.
Per mia fortuna non passo tanto tempo dinnanzi alla TV. Ma, di straforo, riesco a seguire l'andazzo dei tempi.
Il nemico va sempre conosciuto. Questo lo diceva già lo stratega militare cinese Sun-Tzu 1600 anni fa o giù di lì.

La logica dello scontro.
Questo è il fondamento della politica. Lo scontro. Far collidere le cose, in modo che questo generi frastuono e sollevi polvere.
Quante cose si possono fare se le persone vengono distratte.
Da decine di migliaia di anni esistono trappole per cacciare. Si cammina nel bosco e mimetizzate nel sottobosco o fra i rami, eccole scattare silenziose per colpirci.
Non c'è bisogno di una grande tecnologia, solo astuzia.
Fai un buco per terra, ci metti sopra dei rametti, ci butti sopra fogliame e quant'altro ed eccolà la - la trappola!!!!!

Logica dello scontro. Ovvero la nostra politica moderna, occidentale e hegeliana. Già Hegel, eccolo lì quasi dimenticato nella sua astrusa filosofia dalla società contemporanea. Capita a molti filosofi. Scherniti e derisi per l'astrattezza del loro pensiero.
Può darsi, figliuoli, può darsi....
Ma il bello è che la nostra vita ne viene condizionata perchè come disse proprio un filosofo, "... sono le idee e non la forza a segnare il progresso e il futuro dell'umano vivere."
E che ci piaccia o no, il pensiero di Hegel permea molte delle quotidianità con cui ci sbattiamo mattina e sera.
Come?

Quasi tutti noi abbiamo sentito parlare di Marx. Il bello è che anche lui, la cui influenza sul XX secolo non può essere messa in discussione da nessuno, ha evoluto gran parte del suo pensiero partendo dalle conclusioni del collega tedesco.
Hegel, quanta parte hai nell'attuale scontro politico tra la mortadella prodiana e il messia-operaio di Arcore?

La filosofia base di Hegel partiva da un concetto su quale fosse la base della realtà. E per quanto abbia dissertato in lungo e in largo parlando di un concetto fumoso come lo Spirito Assoluto (che è), Hegel ha messo il suo timbro sul mondo con il concetto di divenire che egli chiamò "dialettica". Schematicamente hegel diceva:

C'è una cosa e la chiamiamo TESI (1).
C'è una cosa che gli si oppone e la chiamiamo ANTITESI (2).
Entrambe vengono superate dalle terza cosa che nasce da questo scontro e cioè la SINTESI (3)!

Semplice, no! E non pensate che sia molto più complesso di così. I filosofi scrivono le cose in modo difficile e gli autori dei libri di filosofia le complicano ancor di più altrimenti come farebbero i primi a esser presi sul serio e i secondi a vender libri. Ricordiamoci di De Crescenzo e andiamo avanti.....
Sta di fatto che quello schema là è entrato nell'inconscio collettivo. Dalla Germania è filtrato in mille altre filosofie. Marx, Schopenhauer e altro hanno contribuito a questo.

Se oggi si guarda un talk show in TV, non si può fare a meno di vedere la dialettica hegeliana in azione.
"Porta a porta": esponenti delle 2 fazioni che discutono su un tema. Bello? Bello, forse! Ma sicuramente hegeliano.
Gli esempi si sprecano e arriviamo a quelle idiozie che poi generano ipocrisie come la "par condicio".
Piano, piano, forse corro troppo.

Il punto è che per Hegel ogni cosa che esisteva era una sintesi di una tesi e un'antitesi precedente. Cioè ogni sintesi era il frutto di uno scontro!!!!!!!!!!! Ecco il punto. Ribaltando il ragionamento, per ottenere qualsiasi cosa vogliamo, dobbiamo avere uno scontro.
Non a caso la filosofia hegeliana è stata presa a sostegno di TUTTE le filosofie fasciste e imperialiste. E' stata la base dei totalitarismi. Perchè il primo paese a mostrare in forma becera il sentimento patriottico è stata la Germania (più precisi, la Prussia!)? Perchè proprio lì è nato il nazionalismo che decenni dopo ha disintegrato l'umanità con la II guerra mondiale? Perchè, perchè.... Perchè è proprio nella sua patria che maggiormente ha attecchito la filosofia hegeliana!

La cosa assurda è che mentre parlavo di "porta a porta" molti lettori si saranno chiesti: "Ma come si può avere un percorso democratico o una sana e democratica discussione se non si sentono entrambe le campane del discorso?".
Non ditemi che molti di voi non lo hanno pensato.

Come potete vedere, ormai il fatto che per imparare o per trovare la realtà si DEBBA per forza assistere ad uno scontro fra una tesi e la sua anti-tesi è un fatto entrato nella nostra logica di pensiero.

PERMETTEMI DI FAR NOTARE CHE QUESTO E' UNO SCHEMA DI PENSIERO. Forse buono o forse cattivo, ne possiamo anche parlare. MA NON E' L'UNICO. ESISTONO ALTRI MODI PER CAPIRE, PER IMPARARE E PER REALIZZARE LA DEMOCRAZIA!

Chi mai direbbe che mischiando un ottimo sugo alla bolognese con un ottimo pesto si ottiene qualcosa di superiore?
Non so forse ma io non ho mai provato.
La realtà, la realtà dice che da uno scontro non si esce arricchiti ma più poveri. O più confusi.
Si esce arricchiti da un incontro. Non da uno scontro!
E se non siete d'accordo, voglio che qualcuno mi porti la sua esperienza sul fatto che dopo aver assistito in Tv allo scontro tra 2 politici o 2 intellettuali su un argomento ne è uscito con le idee più chiare.
Quello che succede è che ognuno di noi ha già una sua personale opinione sulle cose e assiste allo "scontro" solo per veder soccombere l'avversario.

Logica dello scontro.
Permea la nostra vita.
Operai contro imprenditori.
Destra contro sinistra.
Uomini contro donne.
Ricchi contro poveri.
Cristiani contro musulmani.
E chi ne ha più ne metta.

Tanta attenzione allo scontro.
Ma visto che siamo 2 secoli che seguiamo questa logica di Hegel e tutti vediamo dove siamo arrivati, che ne dite se abbandoniamo questo percorso. Giusto per gioco, per provare.

IO SOSTENGO LA FILOSOFIA DELL'INCONTRO.
La sintesi non esiste e non la voglio. E non voglio neppure delle antitesi. Perchè bisogna per forza pensare che ci debba essere qualcosa o qualcuno che si oppone a me o ai miei pensieri?
Nè sintesi nè antitesi quindi.
Solo tesi, solo idee, solo uomini che comunicano.
Ognuno poi di quelle idee ne farà quello che vuole.
Per aspera ad astra!

mercoledì 8 febbraio 2006

Un film da vedere: le ali della libertà

Vediamo un pò. Ci ho pensato un pò su per decidere quale film mettere per il taglio del nastro della prima uscita di questa ribrica dedicata al cinema.
Poi ho visto in un'edicola la copertina di questo film e ho deciso che nessuno poteva meglio rappresentare lo spirito di questo blog.
E commento fu....

Le ali della libertà. Attori Tim Robbins e Morgan Freeman. Forse potrebbe bastare. Anche perchè i livelli recitativi del film sono assolutamente da antologia.
Il film è tratto da una storia di Stephen King, quello dei romanzi horror. Ma questa storia non è horror per quanto non sia consigliabile per chi voglia passare una serata spensierata.
Di cosa parla la storia.

La storia è incentrata sulla vita di Andy Dufresne (Tim Robbins) dopo la sua lunga condanna in carcere per l'uccisione della moglie e del suo giovane amante. Andy è uno di noi, un bancario ligio al dovere, un "arrivato". Quale può essere il suo percorso all'interno di un carcere di massima sicurezza circondato dai più efferati e sadici criminali? Come si può sopravvivere, nel corpo e nello spirito, cadendo il quell'inferno?
Ad accompagnare questo viaggio sarà 'Red' Redding (Morgan Freeman), detenuto di colore con l'aria di chi la sa lunga. Red è fondamentalmente un prodotto della società dei carceri: sbagli e sei dentro e una volta dentro non puoi che imparare ad essere un carcerato.

Perchè vedere il film?
Perchè la storia ha un senso e una direzione. Ma la narrazione, geniale l'apporto fuori campo di Red, è generosa e mai pesante.
Perchè il film ha la sua morale. Anzi le sue morali. Varie, a più strati: qualcuno direbbe per tuti i gusti. C'è la parabola della redenzione dopo la discesa negli inferi. C'è l'apologia dell'amicizia, che nasce e sopravvive dove l'umanità sembrava non poter arrivare. C'è l'elogio della cultura, in un carcere di reietti e emerginati Andy porta la passione per i libri e per la musica. C'è l'ammirazione per l'uso dell'intelligenza anche nelle situazioni più sordide.

Ma al di sopra di queste cose, il film reca un messaggio univoco che è racchiuso completamente nel titolo del film. Anzi, per una volta, una diversa traduzione del titolo originale (in realtà "Rita Hayworth and the Shawshank Redemption") risulta essere superiore nel rendere il senso del film. Per quanto il titolo originale sia altamente poetico e da aggiungere come sottotitolo.
Le ali della libertà parla della libertà dell'animo umano. E dell'indomita volontà dell'uomo di elevarsi al di sopra della meschinità di una struttura sociale già pre-ordinata. In cui tutti hanno un numero di matricola e un percorso giornaliero già pronto. In cui ci sono gli aguzzini e in cui ci sono i carcerati. E per quanto nel film si parli di carcere e di ritorno alla libertà, non si può non cogliere lo schema e applicarlo a ogni struttura opprimente nei confronti non solo del corpo ma anche dello spirito.
O pensate che spesso la vita moderna non sia una metafora del carcere?

Purtroppo, per chi non ha visto il film, non posso dire altro sulla trama e su certi altri risvolti. Il film non è solo bello ma anche avvincente. E non posso dire cosa succede per non rovinare il finale agli spettatori.
Gustatevi, invece, la regia e alcuni coupe de théatre magnifici.

Questo è il mio commento, anche se avrei mille cose da dire sul film.
Mi piacerebbe leggere i vostri commenti.
Per ora buona visione.

L'opinione dei bloggers: esiste una droga leggera?

Sento oggi che in parlamento hanno approvato alcuni decreti legge.
Tra questi spicca l'approvazione di quel disegno di legge già più volte paventato da Gianfranco Fini. Premesso che non ho letto il testo di legge (e si sa parlare di qualcosa di cui non si ha una conoscenza diretta è sempre scorretto), mi piaceva conoscere la vostra opinione su una questione sollevata dalla legge in questione e che, esondando da quel contesto, può essere affrontata in libertà da tutti noi.

ESISTE IL CONCETTO DI DROGA LEGGERA?

Ditemi qual'è il vostro punto di vista sulla droga. Cos'è secondo voi la droga in generale. E quale deve essere l'atteggiamento di un singolo e di una società (quindi dell'intero gruppo di persone) nei riguardi di ciò.
Qual'è secondo i blogger, il vero punto chiave della faccenda, sempre che ne esista uno.

Buon commento a tutti.
E, come sempre, per aspera ad astra!

martedì 7 febbraio 2006

Un pensiero per te: ciao Francesco

Ciao Francesco.
Ti ho conosciuto poco. So solo che eri bellissimo.
Bellissimo nei tuoi 7 mesi di vita.
Ora non ci sei più.
Travolto da un assurdo pomeriggio di dolore.
Eri bellissimo. E intorno a te i sogni di tuo padre e tua madre.
Due miei cari amici.
Ciao Francesco, le parole muoiono e sembrano tutte banali e vuote.
Ma ricordare è dovere. Dimenticare delitto.
Ti ricorderemo: quelli che ti hanno conosciuto e quelli che non sanno chi sei.
Per questi ultimi glielo racconto io:
Francesco, bimbo bellissimo di soli 7 mesi morto improvvisamente per motivi ancora inspiegabili in un pomeriggio freddo e asciutto di questa Sardegna.
Ciao Francesco, sempre nei nostri cuori.

venerdì 3 febbraio 2006

Un libro da leggere: il più grande uomo-sciemmia del pleistocene di R. Lewis

Inauguriamo questa rubrica con un libro abbastanza conosciuto.
Tant'è che anche qualche professore ha deciso di "imporlo" agli studenti affinchè gioiscano delle sue trovate. Ma obbligare qualcuno all'arte non ha mai dato tanti risultati e....

Parlavamo del libro.
Si tratta di un romanzo. Ambientato nella preistoria, senza presunzione di essere storici e precisi.
La storia parla delle avventure e disavventure di alcuni uomini-scimmia intenti nel cercare di sopravvivere e di passare dalla mera 'sopravvivenza' al vivere come uomini.
Fin qua niente di particolare. Ma il colpo di genio assoluto dell'autore è stato dipingere queste figure antropomorfe con il tratto di uomini moderni.
I personaggi, infatti, parlano e agiscono come se avessero finito di guardare la Tv e dovessero prendere la metropolitana.
Ed invece devono andare a caccia, dormono nelle caverne e non sanno cosa sia il fuoco.
L'autore, pervaso di umorismo inglese di ottima qualità e raffinatezza, ha avuto l'idea di mostrare l'eterno conflitto fra la voglia di progredire, migliorarsi ed elevarsi nei confronti della paura del cambiamento e all'ostilità cocciuta di chi non vuole muoversi. Una lotta che l'uomo vive da sempre.
E proprio per questo, quale miglior scenario che la nostra preistoria?
Scevra da inquinamenti filosofici o politici. Distillata dalle impronte delle ideologie e delle religioni, ecco questo binomio che lacera il cuore e la mente.
Restare fermi, con tutta la sicurezza che il già conosciuto offre oppure cercare qualcosa di meglio, alla ricerca del progresso?
Strada vecchia o strada nuova?
Cavaliere inpavido del nuovo e del progresso è Edward, il capofamiglia.
Difensore della normalità e guardiano del timore del vuoto è lo zio Vania.
Il libro è geniale e divertente.
Tutto il progresso dell'uomo è racchiuso nell'arco di una generazione e viene compiuto da Edward. Non un uomo-scimmia ma il condensato di tutte le aspirazioni dell'uomo.
Il libro è da leggere perchè leggero e godibile.
Fa pensare. E molto. Ma è un libro a strati. Ci si può navigare in superficie, giusto per farsi 4 risate. Oppure immergersi e vedere quale significato possa avere questa eterna lotta fra il sogno di toccare le stelle (e forse il nostro cuore) e il comodo giacere nel già raggiunto.
In fondo, chi non sarebbe d'accordo che in questa società moderna e modernizzata; ipertecnologica e cybernetica, in qualche modo assomigliamo più allo zio Vania che a Edward.
Da avere nella propria biblioteca.
Leggete e riportate i vostri commenti qui.