martedì 29 novembre 2022

I CAN'T SEE ANYTHING!

𝐈 𝐂𝐀𝐍'𝐓 𝐒𝐄𝐄 𝐀𝐍𝐘𝐓𝐇𝐈𝐍𝐆!
Geremia apre il pugno e miete molto più grano di quanto avrebbe mai pensato.
C’era un tempo, un cane che si nascondeva nei pertugi della metro.
Ora solo vaghe graffette disadattate mi tendono la mano e salutano frettolosamente.
𝘐 𝘤𝘢𝘯’𝘵 𝘴𝘦𝘦 𝘢𝘯𝘺𝘵𝘩𝘪𝘯𝘨, 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦.
Lascio il posto ad un altro viandante.
Sono le 5 del pomeriggio nell’orologio del boia.
Il senso del tempo, per me, sta scorrendo molto lento.
Nuotare, sai amico, nuotare al centro dell’universo dove scogli e maree si nascondono e lasciano aperte ferite.
E feritoie, di qualche castello che solitario vaga immemore nella taiga spingendo avanti il carrello della spesa in una corsa inutile, vanagloriosa e incline al litigio.
𝘐 𝘤𝘢𝘯’𝘵 𝘴𝘦𝘦 𝘢𝘯𝘺𝘵𝘩𝘪𝘯𝘨, 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦.
È sempre così.
Un ritmo forsennato, di bicchieri tintinnanti, di gioie lancinanti, di banchetti straripanti, di bambini saltellanti, di immagini festanti, di ipocrisie galoppanti.
È sempre così, in un tempo che si ripiega su se stesso, un una curva di Gauss, in un loop da serie tv di second’ordine.
Le scene seguono le scene.
E le persone sono figuranti, effetti speciali, insulse macchiette, semplici adesivi omaggio nella confezione dei formaggini nel banco frigo.
𝘐 𝘤𝘢𝘯’𝘵 𝘴𝘦𝘦 𝘢𝘯𝘺𝘵𝘩𝘪𝘯𝘨, 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘷𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦.
La mia croce, quella sghemba e irriconoscente, quella irascibile e iraconda, quella torbida ed esilarante di accademica memoria.
C’è un substrato. C’è uno spessore.
Che cresce. Sopra il cuore.
Che diventa esso stesso un universo di suoni, poesie, lacrime, batticuore, erezioni, esplosioni, respiri pesanti, corsa nei campi, risate a crepapelle, carezze delicate, sguardi di affetto, pelo di gatto, sapore acido di limone, sabbia fastidiosa, vento umido, arsura nella gola, graffette e touchdown.
C’è qualcosa che cresce.
Ma non giunge mai a conclusione.
𝘈𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘭𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘢𝘤𝘤𝘩𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘦𝘴𝘵𝘳𝘰.
Tutto è li. In quell’arpeggio che si frantuma l’anima, che ti spezza la coscienza.
Quell’unico accordo suonato in distorsione che ti lacera il cuore e ti mette a nudo.
Perché tu non sei nient’altro che un ribollire di lava in un vulcano.
𝙉𝙤𝙣 𝙨𝙚𝙞 un corpo di uomo, 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙚𝙞 un corpo di donna.
𝙉𝙤𝙣 𝙨𝙚𝙞 una scimmia nuda.
𝙉𝙤𝙣 𝙨𝙚𝙞 un consumatore, un investitore, un compratore, un cliente, un marito, un figlio, uno studente, un grossista, un commerciante, un paziente, un infetto.
𝙉𝙤𝙣 𝙨𝙚𝙞 queste etichette.
𝘚𝘦𝘪 𝘪𝘭 𝘳𝘪𝘣𝘰𝘭𝘭𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘢𝘷𝘢 𝘪𝘯 𝘶𝘯 𝘷𝘶𝘭𝘤𝘢𝘯𝘰.
Senza forma e che mai si può toccare.
Io altro non vedo. Perché I can’t see anything, non riesco a vedere niente.
Non vedo.
Ma percepisco tutto.
E comprendo ora che questo è tutto ciò da cui devo partire, è tutto ciò che sono.
È tutto ciò che sarò mai.

mercoledì 22 giugno 2022

Un tempo c'erano le idee.

 

Un tempo c'erano le idee.

Non è nostalgia o voglia di guidare guardando sempre nello specchietto. E' la cruda e semplice verità.

La politica si faceva con le persone (ovvio) ma anche con le idee. Poi queste erano paventate e forse poco rispettate ma almeno l'aspetto formale era salvo. Era salva l'idea che nella politica ci dovessero essere idee.

Adesso, adesso le idee non ci sono più.

Il M5S è nato da un'idea e solo per questo è stata una rivoluzione. Io ho sperato (dentro sono sempre un bambino credulone) che quell'idea di antipolitica (anti-questa-non-politica) potesse attecchire ma fin da subito sapevo che non sarebbero arrivati da nessuna parte e ben presto l'onda sana di cambiamento sarebbe finita in mille rivoli di interessi individuali e poltrone e diarie e benefit (dentro sono sempre un merdoso cinico).

Il M5S da anni ha tradito l'idea di base. Era anti-sistema, anti-euro, anti-partito, anti-casta e pian piano si è rimangiato tutto.
Ha partorito iniziative penose come il RDC. Che non è sbagliato come idea (in uno stato civile NESSUNO deve essere abbandonato al suo destino con la società che gira la testa dall'altra parte) ma era SUPER-sbagliato come traduzione in pratica.

Da "prendiamo cura di quelli in difficoltà" a "premiamo le persone per non fare un cazzo".

Di Maio è l'emblema della fine del M5S. Di Maio era l'emblema della fine di quel sogno già quando andò in Tv per chiedere l'impeachment di Mattarella salvo poi ritrattare tutto e accodarsi alla massa nell'adulazione globale del presidente perfetto.

Di Maio è l'emblema della fine del M5S e anche l'emblema di dove va la politica italiana.

Giovane, bello e abbronzato. Senza percorso culturale di crescita, senza la capacità di dire qualcosa di veramente innovativo, gattopardiano all'inverosimile.

Un esponente DC 2.0 perfetto per i video di tiktok.

Alla fine nessuno si è veramente scandalizzato. Il prossimo passo sarà la trasformazione di ciò che resta del M5S (di fatto ormai inesistente come idea) in un partito di Conte, una nuova formazione politica con più o meno le stesse non-idee di ora.

PER ASPERA AD ASTRA

venerdì 6 maggio 2022

Un mondo di immagini

Viviamo in un mondo di immagini.

Viviamo in un mondo in cui la comunicazione è diventata un flash, o una serie di flash.

Video e foto inondano completamente il nostro vivere. Siamo immersi ormai in una cultura di VISIONE, di osservazione.

Ed infatti non riusciamo più a comprendere niente perché viaggiamo come motoscafi sulla superficie delle acque e vediamo il blu senza mai scorgere cosa, sotto il livello dell'acqua, si trova e sostiene il tutto.

E io, qui, in questo blog semi-abbandonato, decisamente retrò, decisamente ancorato al passato, quando internet era dei blogger e non degli influencer/youtuber/tiktoker mi chiedo "Cosa mai ci azzecco con tutto ciò?".

E' logico. Quest'anno vado a timbrare le 50 primavere e quindi è ovvio che transito dalla fase della vita in cui sono alla moda alla fase della vita in cui comincio a essere fuori-posto, anacronistico.

Ma sai una cosa? Questa è proprio una cazzata!
E sai perchè? Perchè è semplicemente un luogo comune.

Certo.... se segui il mio pensiero e leggi i miei post da tempo, sai benissimo quale sia la mia opinione a riguardo. La mia opinione sul convergere dei luoghi comuni è che, comunque, non si può ignorare l'aggregazione degli accordi fra le idee delle persone. Anche quando di bassa lega e totalmente scollegate da un ragionamento dotato di una certa logica e coerenza interna.

Inoltre.... I pensieri e le idee delle persone, quando PENSATI e espressi con sincerità, salgono di livello e diventano originazioni della persona. E in quanto tali vanno assolutamente e genuinamente rispettati.

Una originazione altro non è che un pensiero di qualcuno su di se, sugli altri e sulle cose. E' qualcosa che testimonia come lui sta o si sente. Una originazione NON E' un pensiero di un altro che io ritrasmetto. E' qualcosa che riguarda me o il mio universo mentale ed emotivo.
E in quanto tale, assurge a entità che merita rispetto a prescindere.
Anche quando è una colossale cazzata.

Domanda: "Ma se una originazione è una colossale cazzata, merita sempre rispetto? E quindi non possiamo mai contestare una originazione che sia una cazzata e le persone sono libere di dire tutte le cazzate che vogliono?"

Risposta: tutte le originazioni delle persone meritano rispetto! Tutte. Ma la parola rispetto significa solo che non odiano qualcuno perchè dice o pensa qualcosa. Non intendiamo togliergli la patente di essere umano o la libertà di parola.
Se però pensiamo che sia una cazzata, abbiamo il pieno diritto di dirlo. Se pensiamo che dirlo sia utile.

Le colossali cazzate possono essere contestate ma sempre con il rispetto del fatto che qualcuno possa dirle. Se poi le originazioni sono dannose, chi le fa si prenderà la responsabilità delle conseguenze delle sue originazioni.

Perchè si agisce così? Perchè il rispetto della libertà di parola è la più grande conquista dell'essere umano ed è un patrimonio talmente grande che va difeso a prescindere.
Anche da chi abusa di tale diritto. 
Perchè non è inconsueto che qualcuno, usando la libertà di parola, intenda mettere a tacere chi sta usando (ma anche abusando) la libertà di parola.

In questi ultimi 2 anni, la cosa si è vista in modo abbondante riguardo le tematiche si-covid / no-covid, si-vax / no-vax e si-greenpass / no-greenpass. In cui spesso espondenti delle diverse visioni delle cose in opposizione avrebbero mandato al macello chi non la pensava come loro.

Ho sentito, personalmente, molte posizioni di mancanza di rispetto per le altrui posizioni. Sia da chi era schierato con un lato e chi era schierato con l'altro. E questa penso sia stata la sconfitta più grande. 

In ogni caso non sono vecchio nè anacronistico. Non a priori. Lo posso essere perchè non mi piace che il mondo della parola e dell'idea venga abbandonato.

Non mi piace questo modo di vivere le cose basato su immagini, video e superficialità.

il mondo dei blog è quasi chiuso. E' come il teatro con l'avvento dei cinema, come il monopoli con l'avvento delle Playstation, come la poesia con l'avvento dei social network.
La realtà è che nessuna di queste cose morirà.
Come non morirà il libro di carta o il fumetto con l'avvento delle nuove forme digitali di espressione.

Andrà in difficoltà. Certo. Diventerà un prodotto di nicchia. Certo.
E se così sarà, ne terremo conto.

PER ASPERA AD ASTRA!

lunedì 7 giugno 2021

Perchè piace così tanto prendere se stessi a schiaffi?

Prendersi a schiaffi.

Non proprio una bella abitudine. Eppure mi sa sia uno sport molto in voga in questi tempi e in questa nostra società.

Lo ammetto. Oggi ho avuto una importante realizzazione. Cosa è una realizzazione? E' semplicemente un  improvviso e luminoso aumento di conoscenza o di consapevolezza riguardo a qualcosa, riguardo a se, alla vita, agli altri o alla propria mente.

E' qualcosa che appare come "... Acci.... ma sai che adesso ho capito che...." Quello che è.

E la mia realizzazione oggi è che le persone sono solito prendersi a schiaffi molto più frequentemente di quanto sia giusto o anche solo necessario.
Prendersi a schiaffi ovvero trattarsi male.

In che modo ci si tratta male? In tanti, tantissimi modi. Talmente tanti che probabilmente vi è un modo per ogni essere umano.
Non è detto che lo facciano tutti ma di sicuro è uno degli "sport" più diffusi.

Ci si guarda allo specchio e ci si tratta male. Ci si rende colpevoli dell'immagine che abbiamo, del peso che abbiamo, della ricchezza di cui manchiamo, dei vestiti lussuosi che non vestiamo, del fascino di cui sembra difettiamo. E così via.

Viviamo, facciamo cose giuste e cose sbagliate. Le prime sono scontate e passano in cavalleria. Per le seconde, siamo gli aguzzini peggiori del mondo.
Raramente si è così duri e severi con gli errori degli altri come lo si è con i propri. Sembrerebbe di no eppure è la verità. Anche quando abbiamo di fronte qualcuno che incolpa gli altri di tutto ciò che gli è successo perchè gli piace ergersi a "vittima".

Quando la scena che abbiamo si sta allontanando da quella che vorremmo avere, ecco che scatta la punizione. E la punizione è trattarsi male. Prendersi a schiaffi. E qui la fantasia si scatena.

Ognuno trova le sue soluzioni creative. C'è chi mangia per punirsi. C'è chi manda a quel paese chi gli vuole bene per ritrovarsi da solo. C'è chi spende i soldi risparmiati con fatica in stupidaggini o vizi di vario tipo. C'è chi sputtana la fiducia altrui con gesti di tradimento vario. C'è chi si degrada commettendo trasgressioni contro il proprio codice etico e morale (non i codici degli altri ma il proprio codice....).

Ognuno ha le sue soluzioni creative. Ma ad ogni analisi, queste soluzioni sono distruttive. Sbagliamo e ci puniamo. Perchè? Perchè è la nostra punizione verso noi stessi.

E complice l'incredibile sofisticatezza del pensiero moderno, infiocchettiamo tutte le nostre azioni con una miriade di ragioni e di ragionamenti. Perchè non riusciamo a stare di fronte alla crudezza della semplicità delle cose. Non possiamo dire che ci stiamo punendo. No. Dobbiamo tirare in ballo altri concetti e idee: "Faccio quel che voglio!" (ma quando mai....), "Chi sto danneggiando alla fine?" (beh, te, proprio te) e via in un crescendo di vacuità logica senza fine. 

Le giustificazioni non hanno razionalità, hanno creatività.

La grande comprensione di oggi è che le persone sono fondamentalmente buone. E quando ritengono di non essere all'altezza di qualcosa, sono molto severe con loro stesse. Severe ma non efficaci.
E quindi usano la punizione per rimediare agli errori fatti invece che usare l'istruzione e l'apprendimento.

Se uno studente non capisce un qualcosa, che si fa? Lo si punisce o lo si aiuta a comprendere? Risposta ovvia.
Ma su di noi non agiamo così. Mai istruzione. Mai andare a vedere cosa non ho capito, come potrei fare meglio quella cosa.
Anche perchè (apparentemente) sembra non esista un posto dove esistono i materiali che insegnano come si fanno le cose. Come ci si comporta, come si agisce, come funziona la mente dell'essere umano, da dove derivino i meccanismi di comunicazione delle persone...

In realtà esistono. Ma questo è un altro discorso.

Smettiamo di prenderci a schiaffi. Non ne usciremo mai vincitori, non ne usciremo mai migliori.
Certo... Sbagliamo. Certo, commettiamo errori. E altrettanto ovviamente dobbiamo rimediare ai danni commessi, alla mancanza di risultati attesi.

Ma di sicuro non prendendosi a schiaffi. Non perdendo quella sottile stima di noi stessi, che è poi l'energia che ci permette di raggiungere le nostre mete.

Per ASPERA AD ASTRA!

mercoledì 3 marzo 2021

Scrivere post noiosi, cosa ci posso fare?

Ieri sera, mentre mi sedevo a tavola per mangiare qualcosa per cena, pensavo una cosa.

Siamo nel mondo della comunicazione globale.

Abbiamo un universo rinchiuso in quel piccolo giocattolo chiamato "smartphone" che possiamo portarci in tasca.
E che, quando lo apriamo, ci può collegare al mondo:

NOTIZIE, VIDEO, RISATE, INFORMAZIONI, SERVIZI, LAVORO, FILM, AMICI, MESSAGGI e chi più ne metta.
Eppure. E' tutto superficiale, tutto veloce, tutto "USAMI E BUTTAMI". Ad un livello ormai quasi pericoloso.
Anche ora.... che scrivo questo piccolo post.... magari sono arrivato al limite dell'attenzione di chi mi legge.
Perchè non c'è tempo per riflettere, pensare e capire. Afferrare il senso delle caso.
Dare un senso alle cose.

Dopo le prime righe c'è sempre da "guardare" un altro post sul social preferito o un altro video. Oppure un'altra foto. E dopo un'altra ancora.
E poi andare su una pagina internet. E poi guardare la chat se qualcuno ci ha scritto qualcosa e quando nessuno ci ha scritto niente, mandare fuori dei messaggi per chiedere come mai nessuno ci ha scritto niente. E così all'infinito.
Così tutta questa conoscenza, tutto questo sapere, tutta questa potenzialità è "BRUCIATA". Inutile e abbandonata.
Sono noioso, lo so. In questa epoca di selfie, di meme, di immagini veloci dire qualcosa che SCAVI nelle cose è troppo.
Sono uno dei (quasi) 50-enni più tecnologici che io conosca. Sono assolutamente aggiornato su tutto ciò che è tecnologia informatica. Uso tutti gli strumenti. Ho un profilo in quasi ogni social ci sia eppure....
Eppure mi sento tanto un Uomo di un mondo diverso, che sta scomparendo.
Un mondo fatto di profondità e valori. E non di selfie e di superficialità.
Continuerò a comunicare, anzi ancora di più. A cercare significato nelle cose. A dire la mia. E a essere snobbato dai più perchè "troppo noioso", perchè i miei commenti sono "troppo lunghi" o le mie riflessioni troppo articolate.
Ma che ci volete fare....
😃
non si può incolpare un pesce del fatto che nuota o un uccello del fatto che vola.
Un abbraccio a tutti.

E oggi come sempre PER ASPERA AD ASTRA.

martedì 23 febbraio 2021

Episodio di bullismo nella mia città. Una riflessione importante e una proposta.

Una notizia mi ha colpito la settimana scorsa. E sebbene (basta andare in tanti miei post precedenti per averne conferma) non mi piaccia tanto discutere di cose sotto l'input di giornali e spacciatori di news, ritengo che questa notizia, possa essere uno spunto per una riflessione di grande respiro.

Non mi fraintendere. Non voglio minimizzare il fatto in se o sembrare superficiale e indifferente. Ho (come ognuno di noi) vari difetti. Alcuni veramente orribili e insopportabili.
Ma tra questi non annovero la superficialità o l'indifferenza. Davvero. non riesco ad essere indifferente alle cose.
Nemmeno se ci provo.

Poi... Qualcuno ha un proprio criterio per stabilire quando un'altra persona è indifferente o meno. E spesso quel criterio è rigido e totalmente arbitrario (arbitrario significa che la valutazione è introdotta in modo soggettivo ma analizzata come se fosse una cosa oggettiva).
Quindi il fatto che se vedo qualcosa che mi tocca, non mi metto in un angolo a piangere o a strapparmi i capelli o se anche non mi lamento ogni 10 secondi ciò non significa che quel qualcosa non mi abbia smosso un universo dentro la mente o il cuore.

Ritornando al fatto, specifico subito che ciò che mi ha colpito è stato un evento violento accaduto in un parco giochi dedicato all'uso dello skateboard nella mia città. Ovvero un episodio in cui un ragazzo ha aggredito un ragazzo più piccolo di lui causandogli la frattura di un braccio

L'episodio è la manifestazione di una violenza che colpisce per molti motivi. Ma per non disperdere completamente il focus dell'aspetto che vorrei affrontare, evito di seguire i vari rivoli della discussione e mi concentro su un unico punto.

E questo punto è la totale evidenza che questa nostra società (occidentale, tecnologica, consumista, post-industriale, cittadina) sta andando alla deriva. Soprattutto per quanto riguarda i valori morali.

Non voglio adesso dire che è questo episodio che mi fa pensare questo. Sono nel campo della difesa dei diritti umani e sono attivo per la promozione del ripristino della moralità nella società da più di 20 anni. Ho visto molte cose, parlato con moltissime persone e dato il mio contributo.

Prendo semplicemente spunto da questo fatto. Che non va nè drammatizzato ma neppure minimizzato. 

E il problema non è che ci siano ragazzi violenti in giro e che quindi l'ambiente sta diventando pericoloso. L'ambiente NON STA diventando pericoloso. Non è questo il punto.
Il punto è che la nostra società si sta degradando. Punto. Nei suoi valori morali ed etici.

Sta perdendo la scala di importanze e di riconoscimento di quali caratteristiche sono positive per l'individuo e per l'intera società. Se prima era obbligatorio per un uomo essere degno di fiducia, affidabile, onesto, coraggioso, rispettoso dei più deboli adesso alcuni di questi valori stanno assumendo il valore opposto. Ovvero di difetto anzichè di pregio.

Che i bulli ci siano sempre stati lo sappiamo. Che i balordi ci siano sempre stati lo sappiamo. Che i criminali ci siano sempre stati lo sappiamo. Non è che ora dobbiamo diventare psicotici solo per questo. Nella civiltà umana questo è successo. E forse succederà sempre. Non è questo il punto. 

Il punto è che TUTTA la società sta degradando. Non noi come singoli (anche quello per la verità) ma è la società che sta andando giù. Si, è vero, c'è dell'impegno contro il bullismo, campagne per la difesa delle minoranze e così via. Ma perchè ci sono? Proprio perchè la società in cui viviamo è manchevole.

In una società morale e etica, non ci sarebbe bisogno di una campagna in TV e nei giornali per ricordare alla gente che deve essere rispettosa per le minoranze e che non deve abbandonarsi alle intolleranze. Io (e lo dico con fierezza) non ho bisogno di qualcuno che mi ricordi che una donna ha gli stessi diritti di un uomo nella vita e nel lavoro. Non mi serve la campagna sulle "quote rosa". E la dimostrazione è come mi comporto nella vita di tutti i giorni.

Nella mia associazione, coordino il lavoro di decine di persone. E vengo coordinato e diretto da una donna. Che penso sia uno dei manager più bravi che abbia mai conosciuto. Ma a me che lei sia una donna, non mi interessa per niente. Zero assoluto. Se è donna pace, se è uomo pace. Così se nel mio comune la giunta comunale e il consigli comunale fosse composto dal 100% di uomini non mi turberebbe o preoccuperebbe. Ma neppure se fosse composto dal 100% di donne. O se fosse composto dal 60% di donne e dal 40% di uomini. O di qualsiasi combinazione di percentuali.

Un amministratore si valuta per la competenza, l'onestà, la buona volontà e l'intelligenza. Ma stiamo uscendo fuori tema.

Il tema è che anche nella nostra città si cominciano a vedere gli effetti della perdita dei valori. E non perchè 2 ragazzini si sono picchiati e c'è scappato qualcosa di troppo. Non è quello. E' solo un indicatore (uno fra i tanti) di una mancanza di MORALE CONDIVISA da trasmettere alle nuove generazioni. E' così. Se si spinge al massimo il relativismo culturale e morale (ovvero io sono io, faccio il c...o che voglio e nessuno mi deve dire niente perchè io sono l'unico giudice del mio comportamento) queste cose accadono.

E questa società, decadente, sta spingendo il relativismo morale alle stelle. Le tradizioni vengono derise, le morali delle generazioni precedenti sono bollate come superate, le religioni schernite, la morale dei grandi filosofi presa in giro apertamente.
Quello che rimane è la morale FAI DA TE. "La mia libertà inizia dove finisce la tua" ma non dice mai dove finisce la propria libertà. Dove inizia quella degli altri direbbe qualcuno ma è un concetto sottile. E a livello di morale non funziona. Non perchè sia sbagliato. Ma perchè è troppo sofisticato e pochi lo comprendono e lo sanno applicare.

Dire a un bambino "FAI CIO' CHE E' GIUSTO!" è troppo sbrigativo. Non lo capisce. Perchè nessuno gli spiega cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Ed è questo che occorre fare. E' su questo che occorre investire tempo e risorse. Ore, ore di istruzione, formazione, esempi pratici, applicazione pratica. Va fatto. E' tempo ben speso. E prima dei ragazzi questa formazione la devono prendere gli adulti. Perchè gli adulti insegnano più con l'esempio che con la parola.
E, onestamente, se i ragazzi devono prendere esempio dagli adulti di adesso...... capiamo perchè anche nella nostra città succedono queste cose.

Si può cambiare? Si. Si può. Per scoprire come continuate a leggere il blog e a breve proporrò una soluzione, che tanti risultati sta ottenendo in molte parti del mondo.

PER ASPERA AD ASTRA!

martedì 16 febbraio 2021

Perchè è importante avere un piano B nelle cose che si fanno?

Prima di rispondere alla domanda del titolo del post, esaminiamo bene cosa intendiamo per PIANO.

In genere, affrontiamo le cose della vita senza un preciso criterio o strategia. Nessuno ci ha ben istruito da giovani ad avere un piano e una strategia. Colpa dei genitori? Ma no...
Poveri questi genitori, sempre colpevoli di tutto. Non è così.
Ma sicuramente saranno ultrarari i casi in cui i genitori di un ragazzo/a lo istruiscano per bene su come progettare la propria vita. Perchè no?

Perchè neppure a loro è stato insegnato.

Un piano è una intenzione generale supportata da una pianificazione tattica che va a realizzare una particolare strategia al fine di raggiungere un obiettivo o una certa meta.
Complicato? Un pizzico. Esaminiamolo quindi.

1. Un piano è UNA INTENZIONE. Cosa intendiamo con intenzione? Intendiamo l'impulso e la realizzazione di quell'impulso in una certa direzione. Le cose accadono solo e soltanto quando vi è l'intenzione (di qualcuno) che accadano. Non accadono da sole. L'intenzione è l'energia che permette alla macchina di stare in movimento, che permette agli ingranaggi di girare.

2. Una intenzione deve essere supportata (cioè affiancata e aiutata) da  una Pianificazione tattica. Che altro non è che la disposizione di dove, come e quando delle risorse e l'assegnazione dei CHI, in relazione all'assunzione di responsabilità. Quando si decide "chi" fa "che cosa" si parla di pianificazione tattica. Quando si parla di "come" lo si fa e "quando" lo si fa si ha una pianificazione tattica. Le buone strategie (leggasi anche IDEE) possono non funzionare se non affiancate una buona tattica.
E tattica significa, molto semplicemente, stabilire le date, i quando di un progetto, specificando chi e come debba operare.

3. Strategia? Un piano realizza una strategia. Che altro non è che una idea (si spera brillante) che si pensa possa essere la soluzione ad un problema o al cambiamento si una certa situazione. Che ovviamente si pensa possa essere migliorata.

4. Ultimo ma non ultimo elemento importante è la presenza di un obiettivo definito e chiaro. Possiamo chiamarla anche meta ma ciò che conta è quanto definito (e quindi riconoscibile) possa essere questo obiettivo. Ricordiamo che senza una buona e chiara meta si possono sprecare pianificazioni tattiche, buone idee e soluzioni e anche tutte le migliori intenzioni del mondo.

Bene. Quasi sempre, per far andar bene le cose, ci creiamo una strategia o un piano. E con quello affrontiamo la vita. Possiamo parlare di lavoro o di relazioni interpersonali. Piano A. Sempre e soltanto piano A. Perchè siamo talmente convinti che quel piano ci aiuterà a raggiungere l'obiettivo che non pensiamo mai che è pericoloso avere un solo piano per conquistare la meta.

Vorremmo avere una certa sicurezza personale e un certo tenore di vita? Ottimo. Giuste idee e tanto lavoro + impegno + qualche sacrificio e abbiamo un certo successo. Tutto va bene finchè qualcosa non va male. E qualcosa va male perchè non avevamo un piano di riserva, un modo diverso per continuare la strada verso la propria meta. Un piano B non si può avviare quando ci sia accorge che il piano A è fallito o sta fallendo. Perchè a quel punto il piano B è diventato il piano A vista la morte del precedente piano A.

La vera rivoluzione e la vera soluzione è lavorare per avere un piano B (una soluzione tattica completa) pronto prima ancora che il piano A dimostri che non può essere portato avanti.
Prendiamo il lavoro. Le persone si creano una professionalità ma se dovessero perdere quel lavoro, soffrirebbero le pene dell'inferno, perchè non hanno già una soluzione di riserva pronta a scattare in quell'eventualità.

Se un dovessimo attrezzare un pronto soccorso solo alla notizia che qualcuno si è fatto male, quel qualcuno morirebbe molto, molto, molto prima che i medici e le strutture possano essere organizzati.

Se dovessimo preparare una struttura di protezione civile che intervenga quando c'è un disastro e non prima, non credo le cose andrebbero molto bene.

Perchè sulle navi ci sono le scialuppe di salvataggio? Perchè si spera che la navi affondi? Certo che no. Le scialuppe sono il piano B, la soluzione di emergenza se qualcosa dovesse andar male.

Noi ci portiamo dietro le nostre scialuppe di salvataggio quando affrontiamo la vita? Ovvio che no. Perchè qualcuno ci ha convinto che basta pensare positivo.

Ma pensare positivo è solo il pre-cursore di fare le azioni positive. Pensare e basta in un universo dominato dall'energia, dalla casualità e dal movimento è una follia pura e semplice.
Prova a stare davanti ad un treno in corsa e pensare positivo, pensare che non ti ucciderà. Lo farà perchè il vero pensiero positivo è avere l'intenzione di non essere ucciso e vedere in poche frazioni di secondo cosa si potrebbe fare per sopravvivere. E farlo, ovvero spostarsi velocemente dalle rotaie.

Piano B, cosa significa quindi? Significa che nella vita occorre prendere in considerazione che le cose potrebbero andar male e prendere delle precauzioni per agire se e quando queste brutte cose potrebbero succedere. La morte di un parente, un disastro finanziario o un collasso della struttura in cui si lavora.

Non è solo una questione di avere risparmi conservati da qualche parte (anche questo è importante), è una questione di approcciare TUTTI i problemi con l'idea che spesso una sola soluzione su cui puntare tutto il montepremi non è funzionale ed è un suicidio premeditato.

Per Aspera ad Astra