martedì 21 giugno 2016

L'uomo moderno è sempre più logico? Dubito. Fortemente!


L'uomo moderno ha sempre più strumenti, macchinari, attezzature, ricchezze, comodità e accesso alla conoscenza.


Ma forse non è nelle migliori condizioni per approfittare di questa vantaggiosa condizione storica.
Anzi..... togliamo anche il forse...!

Se vi guardiamo in giro sembra che la logica stia abbandonando la nostra società, la nostra cultura e le nostre città.
Abbandona i nostri mass-media, i nostri politici e noi stessi.

Lo so.... lo so..... Tu no. Io no. Lui no. Noi non ne siamo vittima.
Solo gli "altri"..... Ma, a parte gli scherzi......

Sento in giro affermazioni strampalate, teorie senza fondamento, idee senza capo nè coda.

Non è una questione di "pensarla in un altro modo". E' una questione proprio di NON C'E' PROPRIO ALCUN TIPO DI PENSIERO LOGICO.

E' come se tu litigassi con qualcuno che ti dice, giura e spergiura che la mattina, mentre beveva un caffè al bar, ha visto un maiale con le ali atterrare, comprarsi un gelato, salutare affettuosamente in gallurese ed andarsene.

Come puoi discutere su questa cosa? Capite?
Ci sono argomentazione che non puoi neanche stare li a controbattere. Cioè non è che non sei d'accordo. Non hanno proprio alcuna base.

Ora, sto estremizzando il concetto. Per ragione ovvie di comunicazione.
Ma quello che voglio dire è che la direzione è al contrario di quella che ci si potrebbe aspettare.

Con la diffusione della conoscenza, la capacità dell'uomo medio di ragionare in modo corretto dovrevve aumentare. Ma così non sta succedendo. Anzi tutto il contrario.

Qualcuno, in fondo alla classe, mi stuzzica chiedendomi "Si ma chi decide cosa è ragionevole e cosa no?" aprendo un dibattito lungo che qui non è la sede adatta per essere trattato.
E' pur vero che questo dibattito volteggia nelle stanze della filosofia da secoli.

Ma non è questo quello che intendo dire.
Quello che intendo dire è PERCHE'?
Perchè sempre più persone usano sempre meno la logica nei loro ragionamenti ed invece che abbeverarsi avidamente di tutta la conoscenza che esiste, non fanno altro che assorbire velocemente e superficialmente riassunti di riassunti di riassunti di concetti peraltro sbagliati?

Perchè qualcuno non si legge un autore invece che sentire l'interpretazione di qualcun altro di questo autore?
Perchè devo conoscere il mondo attraverso le lenti distorte di un servizio di un telegiornale anzichè informarmi in modo completo con prove e constatazioni, magari di prima mano?

Perchè no? Perchè non c'è tempo?
Ma finiamola..... Il tempo c'è. La voglia forse no.
Ed è questo che mi inquieta.

Un abbraccio.

venerdì 17 giugno 2016

Il vicino di casa: un essere che si sta estinguendo.

Help, aiuto.
Fate presto!
C'è una emergenza molto emergente.....

Dovremmo chiamare il WWF per informarli che ci sono nuove specie in via d'estinzione di cui non stanno tenendo conto.
Una di queste è il vicino di casa.
Sono nato e cresciuto in un piccolo paese, quelli tipici italiani in cui quando si giunge a quota 2000 abitanti, sembrava di essere diventati una metropoli stile Città del Messico o Bombay.
Un luogo in cui se non conoscevi qualcuno è perchè facevi finta di non conoscerlo.
 
Nel peggiore dei casi era un tuo parente, vicino o lontano che fosse, nel migliore dei casi eri tu che ti guardavi allo specchio.
Ovviamente scherzo ma l'atmosfera che aleggiava in paese era qualcosa di particolare.
Vi erano delle differenze abissali fra lo stile di vita di allora e quello di adesso. Io non vivo più nel mio paese natale ma in una cittadina in cui, ovviamente, non è possibile far rivivere queste cose alle nuove generazioni. Ma neppure in quelle strade che mi hanno visto bambino accade ciò che accadeva solo 20 o 25 anni fa.
Non sono così vecchio da dire "ai miei tempi" ma sono sufficientemente non-giovane da poter tirare alcune conclusioni.
Una delle figure che ho visto cambiare radicalmente è quella del vicino di casa.
Sarà perchè i miei vicini quando ero bambino erano più che parenti, erano un punto di riferimento.
Tutti i vicini erano zii. Nessuno era il signor X, tutti erano Zio Tonino, Zia Maria, Zio Franco, Zio Ottavio, Zia Caterina e via dicendo.
Se mancava lo zucchero, il pane, lo yogurt o quello che era, si andava dal vicino e non nell'ipermercato più vicino.
Quando uscivi fuori a giocare (Si, signori lo confesso, uscivamo fuori dalla galera, pardon, quattro mura di casa per giocare), il genitore di turno ti diceva "Non farti male perchè se no ti ammazzo!" e ti lasciava andare. Sapeva che qualcuno avrebbe controllato se combinavi pasticci o se ti facevi male.
E questo accadeva dai 3/4 anni in su.
E' vero, non ti allontavi più di tanto. Stavi nel raggio di qualche chilometro da casa. Non è che si andava a Berlino o a Tokio. Ma il sistema articolato di massaie che entravano e uscivano di casa garantivano un controllo costante. E la cosa incredibile che zia Caterina avrebbe controllato che tu non creassi disastri anche se non aveva figli o se non era un tuo parente diretto. Non solo, se combinavi qualcosa ti avrebbe anche sgridato. E se eri a portata di braccio, uno scappellotto non sarebbe mancato.
Dove è finita ora quella razza di super uomini e di super donne?
Dove è finito il vicino di casa che faceva il vicino di casa, condividendo problemi e necessità con chi gli abitava di fianco?
Mi ricordo nitidamente che quando avevo sete, nei miei giochi nel quartiere, entravo nella prima casa a disposizione per dissetarmi. Non tornavo a casa. Troppo lontana. Andavo da zia Francesca e gli chiedevo dell'acqua.
Non so, mi sembra di parlare di qualcosa che è frutto di un sogno, talmente evanescente che sembra non essere mai accaduto ma è accaduto.
D'estate, le persone portavano nelle verande e sulla strada le sedie in legno, quelle impagliate e si sedevano per conversare. Di che si parlava? Ah, non so. Forse di niente, forse di vita, forse di pettegolezzi. Nè più e nè meno di quello che si può dire in una qualsiasi bacheca di Facebook. Ma lo si faceva in un modo che rafforzava il convivere comune, come se tutti facessimo parte di una grande nave che attraversava l'oceano.
C'erano i litigi, le discordie e i dispetti. Ovvio che c'erano.
Ma accadevano nello stesso scompartimento, era tutto figlio dello stesso mondo. Anche quello ti apparteneva.

E ora?
Ora vivo in un condominio in cui so che ci abita qualcuno. Forse. In realtà non sono sicurissimo: sento dei rumori, è vero. Diciamo che è probabile che ci siano forme di vita. Come su Marte. In realtà incontro anche persone che mi salutano con cortesia. Forse vivono anch'essi di qualcosa che è rimasto di quel mondo scomparso.
Eppure anche loro non entrano in casa, non ci hanno mai chiesto il sale o le uova, non vengono a bere il caffè da noi. Si è prigionieri di una sorta di maledizione voodoo che dice che "SI POTREBBE DISTURBARE!".
Sarà capitato anche a te di andare in un bar alle 10 di notte per recuperare una bottiglia d'acqua anzichè richiederla ai vicini. O no?
Mia moglie una volta mi disse: "Eh, magari disturbiamo....."
Capite come si è estinta la razza del buon vicino. ".......Magari disturbiamo.......".
Certo che disturbi. In una comunità che cerca di sostenersi l'un l'altro disturbi. Come fai a non farlo? Vivi a 4 metri l'un dall'altro. Ci disturbiamo talmente tanto che i condomini finiscono spesso in tribunale per i motivi più banali ed abbietti.
Quale è la soluzione per non disturbarsi? Andare a vivere lontano.
Se non si vuole essere disturbati e disturbare, ci si deve scollegare dal mondo. Ma occorre essere consapevoli di cosa comporta questo... Fino in fondo.... Lo siamo? Siamo davvero consapevoli?
Ma se vivi vicino a qualcuno (queste cose chiamate città!) occorre solo comprendere che il disturbo è una componente del convivere insieme. Non siamo autosufficienti, non bastiamo da soli. Abbiamo bisogno del vicino.
Perchè avere dei vicini con cui interagire, di cui fidarsi, a cui chiedere l'acqua alle 10 di sera ti fa vivere in una dimensione che è consona alla propria natura umana.
Senti di essere nel mondo e in contatto con il resto dell'umanità.

Se il vicino muore (intendo concettualmente), qualcosa lo dovrà sostituire. Non qualcuno, qualcosa. Forse la playstation, forse il Grande Fratello della Marcuzzi, forse Facebook, forse Realtime, forse una canna di hascish per ammazzare il tempo. Ma se le persone muoiono, i loro sostituti non sono persone ma surrogati. Ricordatelo. Non sono persone.
Sono solo surrogati.
Facebook e tutto il web 2.0 è meraviglioso. Non facciamo per forza gli ottusi.
Nell'aumentare le possibilità di comunicazione c'è il segreto della felicità e del futuro.
Ma non puoi chiedere alla creatura di Zuckerberg di prestarti l'acqua alle 10 di sera o il sale all'ora di pranzo. E il signor Twitter non ti controllerà i tuoi bambini se tu non puoi.

Chi avvisa il WWF della scomparsa della razza del buon vicino? Io o voi?
Un abbraccio
Antonello

giovedì 16 giugno 2016

Perchè attaccare la famiglia?

L'Uomo è un universo a sfere concentriche.
Già esaminando il suo corpo vediamo che non è una unità singola ma un mega-organismo formato da miliardi di cellule che sono anche esse una singola forma vivente. Perchè quindi stupirci nel considerare la quantità di aree di interesse e la vastità della sfera di  influenza che caratterizzano la complessità di un essere umano?

Un uomo o una donna, sono individui che palesano la loro completezza solo quando ne esaminiamo gli ambiti in cui la sua attività si manifesta.

Se guardiamo un neonato, vedremo che i suoi interessi sono principalmente indirizzati allo scoprire il proprio corpo.
E' lì, tranquillo, e................ INCREDIBILE............. ecco i piedi.... Ma che belli i piedi!!!! Che scoperta fantastica.

E così, via via, questo neonato allarga i suoi orizzonti e i suoi spazi.
Ma lo fa seguendo un modello di espansione.
Il primo gradino è la scoperta e la conquista del proprio corpo. Delle sue funzioni (imparare a tenersela è una conquista!!) e così via.
Subito dopo vi è un secondo gradino. Che è la scoperta di quel gruppetto di persone che ti permettono di crescere senza essere divorato dal mondo intero.

Il mondo là fuori è per sua natura duro e pieno di insidie. Non è cattivo. E' proprio fatto così.
Un cucciolo di uomo, abbandonato a se stesso, morirebbe nel giro di poche ore.
Non potrebbe difendersi dalle intemperie, non si potrebbe nutrire, e via dicendo.

La famiglia è quell'entità, quel piccolo gruppo che ha lo scopo di proteggere il bambino e permettergli di crescere. Fino a che non sarà capace di badare a se stesso in modo sufficiente.

Ma a parte l'aspetto fisiologico, cioè l'aspetto che riguarda il procurarsi cibo e difendersi da intemperie e  pericoli, la famiglia permette al bambino di scoprire il "MONDO" circostante con gradualità.
Da una parte c'è l'individuo e dall'altra l'intera massa ribollente e indistinta di cose e persone chiamate MONDO.
Tra le due parti c'è un abisso e una sproporzione di conoscenza e capacità.
La famiglia è quel gradino intermedio che permette di passare da SE al MONDO senza farsi troppo male.
Cioè facendosi quel male sufficiente per imparare ma non troppo grande per esserne sopraffatti.

Non è detto che per imparare bisogna sempre e per forza farsi male. E' ovvio. Ma i tentativi di imparare qualcosa portano necessariamente al non riuscire a fare perfettamente una cosa dal primo tentativo. E fallire nei tentativi di far qualcosa è connaturato nelle cose.

La famiglia ti permette di crescere facendoti fare i tentativi con la possibilità di non farti troppo male o distruggerti nel fallire.
E' una protezione, uno schermo.
E' una sicurezza. E anche un punto di riferimento.

Un individuo con una base familiare forte, con legami familiari forti è un osso duro. E' una roccia. E' forte. Non è succube del primo che incontra nè del possibile dominio del MONDO.

Questa è una regola generale fortissima. Che come tutte le regole ha le sue ovvie eccezioni dovute alla legge dei grandi numeri. Ma ciò che conta non sono le eccezioni. Ma la regola.

Perchè attaccare la famiglia?


Perchè qualcuno del MONDO ha capito che se smantelli la famiglia prima e il concetto di famiglia poi, tu avrai della generazione biologica di bambini che non verranno protetti o non avranno come punto di riferimento un nucleo umano più piccolo.
Si salterà il secondo gradino e avremo: 1) individuo e 2) MONDO.

Così l'individuo verrà plasmato per bene a seconda delle necessità e i voleri di chi governa il mondo.
Sarà uno schiavo o, nel migliore dei casi, un semplice figurante di un teatro in cui le cose vanno come ha deciso chi comanda.

"Compra questo!" - "Compra quello!".
"Fai questo!" - "Fai quello!"

E se avete pensato che anche una mamma e anche un papà dicono queste cose e cercano di comandare su un figlio, allora anche nella vostra testa il concetto di famiglia è stato in parte smantellato.
Oppure state prendendo la solita eccezione per contestare la regola.

La famiglia ha iniziato ad essere sotto attacco dal 1940
. E lo è stata per tutto il resto del XX secolo. Sempre più, sempre più. Fino ad oggi in cui è ferita a morte e barcollante.
In attesa del colpo del KO?

Forse. Sta a noi decidere se il concetto di FAMIGLIA è solo un peso da età delle caverne da sacrificare alla presunta "modernità" degli attuali valori e attuali schemi sociali.

Un abbraccio.
Antonello

martedì 14 giugno 2016

Il fattore "IO VOGLIO"


Ho letto un articolo che mi sembra non solo bello ma meraviglioso.

Ho pensato di tradurlo in italiano e pubblicarlo in questo blog.



Si intitola "IL FATTORE IO VOGLIO'" e parla di cosa significhi realmente il concetto di volontà.

Si porta dietro un sacco di buoni spunti per riflettere sulla nostra vita.

Eccolo qui:



Quanto è importante per voi raggiungere i vostri obiettivi? Quanto volete davvero aumentare il vostro reddito? Quanto volete migliorare il vostro futuro?



Quanto maledettamente volete avere successo?

Su una scala da 1 a 100 (con 100 che vuol dire che si è così eccitati e appassionati per il proprio successo da non dormire la notte), quale punteggio personale avreste ora? Cosa  accadrebbe se incrementaste questo punteggio di 30 o 40 punti?

Dopo aver definito con esattezza il vostro obiettivo o prodotto (come illustrato in un precedente articolo qualche settimana fa), ora è necessario aggiugere qualche cavallo vapore al motore.



Il fattore "IO VOGLIO" è qualcosa che potete controllare. Nei fatti, molte persone riescono nel loro campo, non perchè siano degli esperti o particolarmente competenti ma perchè il loro fattore "IO VOGLIO" è molto alto. Essi vogliono veramente avere successo e danno tutto ciò che è necessario per raggiungere i loro obiettivi.


Molte persone non vogliono, nei fatti, il risultato del loro lavoro (prodotto) con la giusta intensità affinchè la cosa si realizzi.

Invece di trovare il modo di avere successo, trovano scuse.



Dopo aver dato un nome al proprio prodotto (definito con esattezza!), è necessario quindi volere il proprio prodotto.

1. Nominare il proprio prodotto o il risultato cercato. E' molto più facile volere qualcosa di specifico che qualcosa di non definito, espresso solo in termini generali.

Ottenete qualcosa di specifico. Per esempio, un venditore di auto potrebbe desiderare di fare 30 prove su strada con clienti, 5 vendite e 1.000 euro di commissioni guadagnate in una giornata. Un consulente fiscale potrebbe desiderare di completare 20 dichiarazioni dei redditi e riuscire a trovare 3 nuovi clienti. Una madre potrebbe desiderare che suo figlio di 4 anni impari ad allacciarsi le scarpe e sua figlia di 16 smettere di fumare marijuana.

2. Decidere QUANTO si desidera il risultato. Questo è un qualcosa che può essere incrementato in base ad una decisione.

Per esempio, il pensiero "Certo, mi piacerebbe avere una carriera di successo" non equivale ad una grande quantità di "volontà". Occorre cambiare l'atteggiamento in qualcosa di simile a: "Fare della mia carriera un gran successo è così importante per me che farò tutto quello che serve per essere il migliore del mondo. Lavorerò 10-12 ore al giorno. Imparerò tutto quello che posso e cercherò tutto l'aiuto che mi è possibile, da ogni risorsa possibile. Voglio mangiare, dormire e respirare la mia meta. Userò la mia forza, il mio tempo, la mia conoscenza, la mia fiducia, la mia fede e le mie risorse per far andar bene le cose. Diventerò il migliore in questo campo e raggiungerò la mia meta non importa ciò che occorrerà".

3. Se non è possibile far si che si VOGLIA ottenere il prodotto, raggiungimento o risultato, ci deve essere qualcosa di sbagliato.

Forse, è necessario mettere prima a posto qualcosa nella propria vita. Molti fattori nella vita possono distruggere o limitare il tuo desiderio di ottenere qualcosa: droghe, alcool, cattive relazioni, comportamenti non etici e così via.

Forse si ha bisogno di una maggiore auto-disciplina, un approccio migliore, più istruzione, persone con maggiori caratteri positivi attorno a se, un atteggiamento gentile verso se stessi o un luogo migliore dove vivere e lavorare.

O forse c'è bisogno di stabilire qualche altra cosa da voler realizzare.



In ogni caso, dovete trovare un modo per VOLERE passionalmente, intensamente ed irragionevolmente ciò che avete STABILITO per voi. Abbiate più desiderio di ottenerlo o realizzarlo rispetto a qualunque altra cosa abbiate desiderato finora. Se il vostro fattore "IO VOGLIO" è forte abbastanza, niente può fermarvi. 

Così, quanto maledettamente volete aver successo?





Spero che questo articolo, molto, molto profondo nei suoi concetti di base, sia di grande spunto per le vostre conquiste.


Un abbraccio.